Dedicare la nuova flessibilità europea aggiuntiva al potenziale di riqualificazione energetica del patrimonio residenziale
Trenta giorni per coordinarsi sui contenuti del testo, un tavolo con il Governo e una proposta già pronta da cui partire. La revisione del Conto Termico 3.0 arriva a un passaggio decisivo e le associazioni di settore chiedono che l’iter non si chiuda senza un confronto adeguato sulle ricadute economiche, tecniche e operative del provvedimento. Con una lettera inviata il 18 settembre al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, alla Viceministra Vannia Gava e al Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome Massimiliano Fedriga, le associazioni firmatarie hanno chiesto formalmente una proroga di 30 giorni dei termini per la presentazione delle osservazioni e l’attivazione di un tavolo di confronto con il Ministero.
Una richiesta che arriva mentre sul fronte europeo si è aperta una nuova possibilità.
La Commissione europea ha infatti aperto agli Stati membri la possibilità di richiedere l’estensione della National Escape Clause (NEC) alle misure per la sicurezza e la resilienza energetica.
Ed è proprio su questa opportunità che ANFIT ha costruito una proposta: utilizzare la maggiore flessibilità di bilancio per rafforzare il Conto Termico 3.0, estendendo agli immobili residenziali gli incentivi del Titolo II e portando al 65% l’intensità dell’incentivo.
La richiesta delle associazioni nasce dalla complessità tecnica, economica e normativa delle disposizioni in discussione e dalla necessità di consentire alle Amministrazioni regionali e alle rappresentanze del settore di valutarne compiutamente gli effetti. Nella lettera viene inoltre sottolineato che le associazioni non hanno avuto, nella fase precedente, l’opportunità di partecipare attivamente al processo di consultazione.
Alla lettera hanno aderito AIPE, ANGAISA, ANPE, ANIT, ANFIT, Assotermica ed EdilegnoArredo/FederlegnoArredo. Successivamente si è aggiunta anche Assovetro.
La proposta di ANFIT: utilizzare la flessibilità europea
La nuova opportunità nasce dalla decisione della Commissione europea di ampliare l’ambito di applicazione della National Escape Clause (NEC) alle misure connesse alla sicurezza e alla resilienza energetica. Il nuovo quadro consente agli Stati membri di utilizzare margini di flessibilità di bilancio per interventi finalizzati a rafforzare la resilienza del sistema energetico e ad accelerare la transizione dall’utilizzo dei combustibili fossili.
La Comunicazione della Commissione C/2026/4514 del 18 agosto 2026 individua, tra gli interventi potenzialmente ammissibili, anche gli incentivi per la ristrutturazione energetica degli edifici residenziali: dagli interventi di media intensità, in grado di conseguire un risparmio energetico almeno pari al 30%, fino agli interventi di ristrutturazione profonda finalizzati al raggiungimento dello standard NZEB.
ANFIT propone di utilizzare il Conto Termico 3.0 come strumento operativo per dare attuazione a questa possibilità, facendo leva su un meccanismo già esistente e sulle procedure di verifica già utilizzate nell’ambito del GSE.
La proposta prevede in particolare di estendere agli immobili residenziali gli interventi del Titolo II del Conto Termico 3.0, superando l’attuale limitazione agli edifici del settore terziario, e di utilizzare i maggiori e/o eventuali margini di bilancio derivanti dalla clausola di flessibilità per adottare un’intensità unica dell’incentivo pari al 65% per gli interventi incentivabili.
Un’impostazione che, secondo la proposta ANFIT, permetterebbe di ampliare rapidamente la platea degli interventi sostenuti senza dover introdurre un nuovo sistema di controllo: la verifica dei requisiti di risparmio energetico potrebbe infatti avvenire in continuità con le metodologie già adottate nell’ambito del Conto Termico 3.0 e nella prassi operativa del GSE.
Il potenziale ancora inespresso del residenziale
L’estensione degli incentivi al comparto residenziale assume particolare rilevanza alla luce delle caratteristiche del patrimonio edilizio italiano.
Il settore residenziale rappresenta circa il 30% dei consumi finali di energia in Italia e il patrimonio abitativo nazionale conta circa 12,4 milioni di edifici, oltre il 60% dei quali costruiti prima del 1976.
Anche il quadro della prestazione energetica degli edifici evidenzia un ampio margine di intervento. Secondo i dati contenuti nell’ultimo Rapporto annuale sulla certificazione energetica degli edifici di ENEA, nel 2024 il 45,3% degli edifici residenziali apparteneva alle classi energetiche F e G, contro il 30,9% degli edifici non residenziali.
Il confronto con il 2023 mostra un miglioramento anche nel comparto abitativo, ma con una dinamica più lenta rispetto al non residenziale. La quota degli edifici residenziali nelle classi F e G si è infatti ridotta di 2,1 punti percentuali, mentre nel settore non residenziale la diminuzione è stata di 9,9 punti percentuali.
Sono dati che evidenziano, per ANFIT, la necessità di intervenire su uno dei principali bacini di risparmio energetico ancora disponibili, caratterizzato da un patrimonio molto ampio e da una presenza significativa di edifici con prestazioni energetiche insufficienti.
La proposta dell’associazione si inserisce così nella richiesta interassociativa di un ulteriore periodo di confronto sulla revisione del Conto Termico 3.0.
La proroga di 30 giorni e l’apertura di un tavolo con il MASE consentirebbero di approfondire il testo e valutare le proposte delle associazioni prima della definizione definitiva del provvedimento; oltre a mettere a sistema le nuove possibilità offerte dal quadro europeo e trasformarle in uno strumento concreto a sostegno della riqualificazione energetica del patrimonio edilizio italiano, con particolare attenzione al residenziale.
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