La situazione relativa alla DirettivaEuropea 1275/2024 (EPBD IV o “CaseGreen”) si fa sempre più intricata.
Da un lato la posizione attuale degli stati membri è ormai abbastanza chiara e trasversale e consiste nel non voler recepire il testo.
Dall’altro, la posizione della Commissione è altrettanto esplicita e, forte di quanto previsto dal diritto UE, si concretizza nell’insistere sull’obbligo di recepimento della Direttiva.
In questi giorni, però, assistiamo a un nuovo capitolo di tale diatriba: la Commissione UE, infatti, ha avviato le procedure di infrazione inviando lettere di messa in mora a tutti i 27 Stati membri dell’UE per non aver recepito nel diritto nazionale le disposizioni della Direttiva EPBD IV entro i termini previsti (erano fissati al 29/05/2026).
In pratica è stato formalmente avviato l’iter di infrazione che avevamo presentato in un precedente articolo dedicato al tema (clicca qui per consultarlo) e che si sviluppa attraverso quattro passaggi principali: invio di lettera di costituzione in mora, emissione di parere motivato, ricorso alla Corte di Giustizia dell’UE e imposizione di sanzioni economiche.
Attualmente è in corso il primo la prima delle quattro fasi, che assegna agli stati membri due mesi di tempo per rispondere, completare il recepimento e notificare la Commissione. Nel caso in cui ciò non avvenisse, la Commissione può passare al secondo step, quello del parere motivato.
La particolarità di questa situazione, che come abbiamo chiarito in articoli precedenti per il nostro paese non è affatto inconsueta, consiste nel fatto che l’apertura della procedura di infrazione riguarda TUTTI i 27 PAESI MEMBRI, nessuno escluso, cosa che accade estremamente di rado.
Ciò rappresenta un salto di livello nello scontro istituzionale.
Infatti, il recepimento della Direttiva EPBD IV prevede diversi passaggi, tra cui quello di partenza, antecedente rispetto al recepimento in legislazione nazionale della Direttiva, consisteva nello sviluppo e nella trasmissione alla Commissione UE del Piano Nazionale di Ristrutturazione degli Edifici PNRE entro il 31/12/2025. In relazione ad esso, 15 stati (con l’aggiunta della regione Vallona del Belgio) avevano proceduto all’invio in conformità ai dettami della Direttiva, mentre gli altri no, esponendosi anche sotto questo aspetto all’apertura di una procedura di infrazione.
In sintesi, quindi, se al primo step in 15 su 27 (cui in un secondo momento si sono aggiunti Germania, Francia, Cipro, Paesi Bassi, Austria, Portogallo e Svezia per un totale di 22) hanno dato prova di perseguire il recepimento, al secondo 27 su 27 hanno dato il segnale contrario.
Nel frattempo, il 14 luglio 2026 è stato pubblicato il rapporto elaborato dal Joint Research Centre (JRC) per la Commissione europea in merito alla valutazione delle prime 16 bozze di PNRE ricevute (clicca qui per consultarlo). Il documento è corposo (più di 350 pagine) e fornisce considerazione in relazione al PNRE presentato da ciascuno stato. Complessivamente Il giudizio è positivo, ma sono presenti al contempo numerose richieste di integrazioni in merito a tassi di ristrutturazione, standard minimi per il non residenziale, impatto delle politiche, povertà energetica e coperture finanziarie.
A questo punto non resta che attendere gli sviluppi giuridico-politici: nei due mesi di tempo messi a disposizione dalle lettere di messa in mora, i paesi membri procederanno al recepimento o si passerà alla fase due della procedura di infrazione? A livello europeo si interverrà per modificare la Direttiva? Il fronte per ora compatto degli stati membri resterà tale o si sfarinerà?
Terremo il la vicenda monitorata e vi aggiorneremo di conseguenza a riguardo.
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