Attualità
Nella sede di Fresia Alluminio il roadshow promosso da ALsistem ha riunito progettisti, imprese e industria per parlare di clima, Casa Green, involucro edilizio, intelligenza artificiale, comfort indoor e nuove tecnologie del serramento
03 Luglio 2026 – 16:59
C’è una frase che, alla fine della giornata, resta addosso più delle altre: “siamo ciò che costruiamo”.
Non è soltanto lo slogan scelto per l’edizione 2026 di Missione Italia, il roadshow promosso da ALsistem e ospitato il 3 luglio a Volpiano, nella sede di Fresia Alluminio SPA. È qualcosa di più. È una sintesi. Forse anche un avvertimento. Perché oggi costruire non significa più soltanto alzare muri, montare serramenti, scegliere materiali, rispettare capitolati e consegnare cantieri. Significa decidere che rapporto vogliamo avere con l’energia, con il clima, con l’ambiente, con il comfort delle persone e, in fondo, con il futuro.
A roadshow concluso, la sensazione è proprio questa: Missione Italia non è stata una semplice giornata tecnica. Non una sfilata di prodotti. Non il solito convegno in cui si entra con una cartellina e si esce con qualche appunto da dimenticare in macchina. Piuttosto, una giornata di lavoro e di pensiero. Una di quelle occasioni in cui una filiera si ferma, si guarda allo specchio e prova a capire se gli strumenti di ieri bastano ancora per affrontare il mondo di domani.
A moderare i lavori è stato Vincent Spaccapeli. Ha aperto l’incontro ricordando il senso più profondo del format: mettere insieme competenze diverse, far dialogare chi progetta, chi produce, chi installa, chi studia, chi innova e chi ogni giorno si misura con le trasformazioni concrete del mercato.
“Continuiamo a fare questo tipo di conferenze perché, riunendo la nostra filiera, riunendo i professionisti che ruotano e si muovono all’interno della nostra filiera, cerchiamo di capire dove sono le nostre piccole mancanze.”
Mancanze, ha spiegato, che non riguardano la qualità tecnica, l’impegno o la professionalità. Riguardano piuttosto la capacità di alzare lo sguardo, di intercettare per tempo ciò che cambia, di non restare chini sul lavoro quotidiano mentre fuori il mondo corre.
“Ci troviamo che passano quattro, cinque, sei, sette, otto, dieci anni della nostra vita chini sul nostro lavoro e ci guardiamo intorno e il mondo è cambiato.”
Ed è cambiato davvero. Cambiano le norme, cambia il clima, cambia il modo di abitare, cambiano le aspettative di chi progetta e di chi compra, cambia il ruolo stesso del serramento. Quella che un tempo poteva essere considerata una componente tecnica tra le tante, oggi diventa parte decisiva dell’involucro edilizio. Una frontiera sottile ma fondamentale tra interno ed esterno, tra dispersione e comfort, tra spreco e qualità dell’abitare.
Lo ha ricordato anche Valentino Fresia, Ad di Fresia e padrone di casa, portando il ragionamento subito su un terreno concreto.
“Non parleremo di sistemi, di prodotti, parleremo di tutti quelli che sono ormai i requisiti obbligatori all’interno di una visione sistemica.”
Il passaggio è chiaro: l’edilizia è entrata in una fase nuova. E in questa fase la priorità non è più soltanto l’impianto. Prima viene l’edificio. Prima viene l’involucro. Prima viene la capacità di isolare, proteggere, contenere le dispersioni, ridurre i consumi, migliorare il benessere di chi abita gli spazi.
“A seguire c’è un tema di impiantistica, c’è un tema di rinnovabili.”
Dentro questa nuova visione, la finestra non è più un oggetto da scegliere alla fine, magari quando il progetto è già sostanzialmente deciso. DDiventa prestazione energetica, nodo tecnico, comfort indoor, controllo dei ponti termici, qualità della progettazione, sostenibilità documentabile.
Fresia Alluminio, in questo percorso, ha rivendicato il proprio lavoro sul fronte dell’assistenza tecnica ai professionisti, dalle asseverazioni dei ponti termici al marchio POSA Qualità Progettazione, fino al supporto per la relazione CAM, sempre più centrale nelle gare pubbliche e nelle commesse in cui è necessario rendicontare materiali, prodotti e impatti ambientali.
“Ci mettiamo al servizio perché lo spirito di questa giornata è la collaborazione.”
E collaborazione è stata, in effetti, una delle parole chiave dell’intera giornata. Perché la transizione dell’edilizia non può essere scaricata su un solo soggetto. Non basta il progettista, non basta l’impresa, non basta il serramentista, non basta l’industria. Serve una filiera capace di parlarsi prima, di prevenire gli errori, di condividere informazioni, di trasformare la complessità normativa e tecnica in soluzioni praticabili.
La mattinata ha poi portato il pubblico sulla luna a guardare il “pianeta terra”. Con Norbert Lantschner, fondatore di CasaClima, il discorso si è allargato al cambiamento climatico e alla necessità di ripensare radicalmente progettazione, costruzione e modo di abitare. Non con toni apocalittici, ma con la forza dei dati e della fisica.
“Il problema è che non puoi risolvere una crisi se non ti rendi conto che si tratta di una crisi.”
E ancora: “L’uomo ha toccato il termostato del pianeta.”
Una frase semplice, quasi brutale, che restituisce bene la portata del problema. Perché la crisi climatica non è più una teoria da convegno internazionale. È già dentro le città, dentro le case, dentro le estati sempre più calde, dentro gli edifici costruiti male che disperdono calore d’inverno e costringono a raffreddare d’estate.
“Oggi il più grande consumatore di energia al mondo è quello delle costruzioni. E se prendiamo la casa, il più grande problema è… per l’appunto l’involucro.”
Ecco il punto. Il clima non è un tema esterno al mondo del serramento. È il suo campo di gioco. È lì che una scelta tecnica diventa scelta culturale. È lì che un profilo, un nodo, una posa, una prestazione termica smettono di essere dettagli per addetti ai lavori e diventano parte della qualità della vita.
Nel corso della giornata, il programma ha attraversato molti altri territori. Luca Compri, architetto, ha portato al centro il tema dell’architettura sostenibile che esiste, quella che non resta intrappolata nei proclami ma prende forma nei progetti, nei materiali, nei cantieri e nelle scelte quotidiane. Fabrizio Polledro, architetto e membro del Consiglio di indirizzo della Fondazione per l’Architettura Torino, ha richiamato il valore dell’architettura come strumento per creare valore, non soltanto economico ma urbano, ambientale e sociale. Rosita Romeo, CasaClima Specialist per il benessere indoor, ha aperto il fronte del comfort abitativo e della qualità degli ambienti interni: perché l’edificio sostenibile non può essere pensato soltanto come macchina efficiente, ma come luogo in cui le persone vivono, respirano, lavorano, dormono, crescono.
Poi lo sguardo si è spostato ancora più avanti, con Emanuele Frontoni, professore ordinario di Informatica all’Università di Macerata, che ha portato dentro Missione Italia il tema dell’intelligenza artificiale e della grande trasformazione digitale delle aziende. Un passaggio non secondario. Perché anche il mondo delle costruzioni, spesso percepito come lento, materiale, tradizionale, è ormai attraversato da strumenti nuovi: BIM, dati, automazione, processi decisionali assistiti, nuove competenze, nuove responsabilità.

In un settore abituato per decenni a ragionare per esperienza, mestiere e cantiere, l’intelligenza artificiale non cancella il lavoro umano, ma impone una domanda: chi saprà governarla e chi, invece, la subirà?
Dopo il light lunch, la giornata è entrata nella parte più applicativa, con Missione Italia Lab, lo spazio dedicato ai workshop e al confronto diretto tra progettisti, imprese e industria. Qui il racconto si è fatto ancora più tecnico, senza perdere però il filo della mattinata: innovare non per moda, ma per rispondere a problemi concreti.
Federico Piccardi, Operations & Strategy Director di ALsistem, ha guidato l’attenzione sulle soluzioni innovative e sulle tecnologie nel serramento contemporaneo. Daniele Saibene, managing director di Ensinger, ha portato il contributo dell’innovazione sostenibile nei processi produttivi. Alver Drudi, product manager Automation di Quanex International, ha affrontato il tema dei prodotti innovativi per una nuova finestra intelligente. Domenico Dellarole, technical, sales and marketing manager di WiT Italia, ha chiuso il quadro con la domotica nei nuovi edifici e negli interventi di riqualificazione energetica di primo livello.
È proprio nella somma di questi interventi che si capisce il senso dell’intera giornata. Missione Italia non ha parlato soltanto di serramenti. Ha parlato di edifici. Non ha parlato soltanto di edifici. Ha parlato di città. Non ha parlato soltanto di città. Ha parlato di persone.
La Direttiva Casa Green, l’EPBD IV, il Decreto Requisiti Minimi, i CAM, il comfort indoor, la sostenibilità, l’innovazione digitale, l’intelligenza artificiale, il BIM, le nuove tecnologie produttive, la domotica: messi uno accanto all’altro, non sono più temi separati. Sono i pezzi di uno stesso cambiamento. Un cambiamento che può spaventare, certo. Ma che può anche diventare una grande occasione per chi saprà affrontarlo con competenza, serietà e visione.
Non a caso l’appuntamento di Volpiano si è svolto in collaborazione con l’Ordine degli Architetti PPC di Torino e con la Fondazione per l’Architettura/Torino. Un segnale importante, perché la formazione non è più un accessorio. È parte integrante del mestiere. Chi progetta oggi deve continuare a studiare. Chi produce deve continuare a innovare. Chi installa deve continuare ad aggiornarsi. Chi guida un’azienda deve capire che la qualità non si dichiara: si dimostra.
Attorno a Fresia Alluminio e ALsistem, la giornata ha visto anche la presenza di una rete ampia di collaborazioni e partner industriali: da ALCA ad Aluroma Metalli, da CMP a Cantori, da Edilsider a Ferropuglizia, da Marini a Meral, da Principe a SAEL, da Giesse a Monticelli, da Ensinger a Technoform, fino a Anfit, Unicmi e Save the Planet. Una costellazione che racconta bene la natura del settore: nessuno, da solo, basta più.
Il valore di Missione Italia, alla fine, sta qui. Nell’aver costruito un luogo in cui il serramento non viene trattato come un dettaglio marginale, ma come una parte viva dell’edificio. Nell’aver ricordato che la sostenibilità non è un’etichetta da stampare su una brochure, ma un percorso fatto di numeri, verifiche, materiali, responsabilità e scelte industriali. Nell’aver messo insieme cultura tecnica e cultura del progetto, visione ambientale e concretezza produttiva.
Volpiano, per un giorno, è diventata una piccola piazza dell’edilizia che cambia. Senza fanfare. Senza slogan vuoti. Con la consapevolezza che il futuro non arriverà all’improvviso: è già qui, nelle norme che cambiano, nei cantieri che si trasformano, negli edifici da riqualificare, nelle temperature che salgono, nei professionisti che devono aggiornarsi, nelle aziende che scelgono se inseguire il mercato o provare ad anticiparlo.
E allora sì, forse lo slogan funziona davvero: siamo ciò che costruiamo.
Ma anche ciò che scegliamo di non costruire più come prima. Perché il tempo dell’edilizia fatta “come si è sempre fatto” è finito. E il futuro, piaccia o no, entrerà anche da lì: da una finestra progettata meglio, posata meglio, pensata non come oggetto isolato, ma come parte di un edificio più intelligente, più efficiente, più umano.


