La bozza della proposta di revisione della Direttiva Europea sull’efficienza energetica in edilizia era salita agli onori delle cronache per il passaggio in cui essa vincolava la possibilità di vendere o affittare un immobile al fatto che quest’ultimo rispettare certi paletti prestazionali (vedi qui).
Prima di Natale il documento (clicca qui per scaricarlo) è stato presentato dalla Commissione Europea. I contenuti sono stati rivisti rispetto alla tanto discussa versione iniziale e i passaggi più rilevanti possono essere riassunti attraverso i seguenti punti:
- Il passaggio sulla classe energetica minima per le compravendite è stato stralciato e sostituito dall’obbligo di riqualificazione di almeno il 15% del parco immobiliare ricadente in categoria G entro il 2030 in ambito residenziale;
- Viene stabilito che dal 2030 i nuovi edifici residenziali privati dovranno essere nZEB, con tale condizione che viene anticipata al 2027 per gli edifici pubblici;
- Viene fissata per il 2040 la scadenza per l’eliminazione dei combustibili fossili in relazione a riscaldamento e climatizzazione delle unità immobiliare fino ad arrivare alla trasformazione dell’intero parco immobiliare in edifici nZEB entro il 2050;
Questi passaggi saranno accompagnati da
- revisione e armonizzazione delle classi energetiche all’interno dell’Unione: al fine di tenere conto delle differenze tra i diversi stati, la nuova classificazione si strutturerà assegnando la classe A agli edifici a emissioni zero, fino ad arrivare alla classe G che caratterizzerà il 15% più “energeticamente scadente” del parco immobiliare nazionale;
- introduzione di un “passaporto di ristrutturazione” che nelle idee della Commissione dovrà fornire ai proprietari di immobili un riferimento per pianificare e predisporre le ristrutturazioni volte a raggiungere gli obbiettivi suddetti.
La proposta fa parte di un insieme di misure volte a perseguire il “Green New Deal Europeo” e si inserisce nella via tracciata nel corso degli anni dalle Direttive (EPBD) 2010/31/EU e (EED) 2012/27/EU, entrambe riviste nel 2018.
Il tutto, per essere efficacie, dovrà essere accompagnato da misure concrete che spingano in questa direzione da parte dei singoli stati.


