La riqualificazione energetica degli edifici esistenti rappresenta il motore dell’edilizia nel nostro paese. Tale aspetto dipende da vari fattori, ma lo si può considerare come assodato. D’altra parte, il parco edilizio è particolarmente vetusto, e ciò porta (e porterà sempre più spesso) ad avere la necessità di effettuare interventi di efficientamento energetico in relazione a edifici datati, antichi o vincolati.
Efficientare un edificio vincolato è complesso: le legislazioni dedicate al mondo della tutela del patrimonio architettonico e dell’efficienza energetica in edilizia si sviluppano sulla base di presupposti molto distanti e sono caratterizzate da obbiettivi altrettanto lontani.
Ciò non le rende incompatibili, ma per arrivare a un connubio adeguato tra questi aspetti è necessario ricorrere a competenza, pazienza e collaborazione.
Fino a oggi, eccetto sporadici casi isolati (come ad esempio cantieri PNRR di questo tipo), la maggior parte di queste situazioni è stata affrontata facendo riferimento al concetto di “deroga”. Infatti, la legislazione sulla base della quale si sviluppa tutto il mondo dell’efficienza energetica in edilizia è quella introdotta a livello Europeo tramite le Direttive EPBD, in relazione alle quali siamo recentemente arrivati alla quarta versione (clicca qui), prevede la possibilità di escludere dagli target di efficientamento alcune tipologie di edifici, tra cui quelli vincolati.
Questa “soluzione” aggira la problematica della difficile compatibilità tra le diverse legislazioni, ma non risolve il problema di fondo e, anzi, congela il bene vincolato destinandolo a un inevitabile peggioramento progressivo della sua condizione.
Volendo operare nel migliore dei mdi oggi è però possibile ottenere risultati che siano conformi alla disciplina in materia della tutela del patrimonio architettonico vincolato e, al contempo, garantiscano sensibili miglioramenti in termini di efficienza energetica edilizia.
A riguardo si segnalano due documenti di riferimento fondamentale per operare al meglio: le Linee di indirizzo per il miglioramento dell’efficienza energetica nel patrimonio culturale del MiBACT del 2015 e la norma UNI EN 16883:2017 “Conservazione dei beni culturali – Linee guida per migliorare la prestazione energetica degli edifici storici”, con quest’ultima che non si applica solo agli edifici definiti come bene culturale o vincolati, ma in generale a tutti gli edifici storici, al di là della tipologia e dell’età.
In tutto questo qual è il ruolo ricoperto dai serramenti? I prodotti della nostra filiera assumono un ruolo fondamentale in quest’ambito visto che incidono in larga misura sia sull’efficienza energetica dell’immobile sia sui suoi canoni estetici esterni.
Facendo riferimento alle linee guida MiBACT del 2015 vengono individuati diversi gradi di invasività in relazione agli interventi sui serramenti in contesti di pregio:
- sostituzione dei serramenti con modelli ad alta prestazione energetica: la misura prevede la sostituzione delle finestre esistenti con serramenti ad alta prestazione energetica. Se il serramento è considerato elemento di pregio che contribuisce al valore dell’edificio, sarà necessario operare scelte meno incisive.
- sostituzione dei vetri con modelli performanti: la misura prevede la sostituzione del vetro esistente caratterizzato da scarse performance, con vetrazioni ad alta efficienza energetica, conservando il telaio originario, quando le caratteristiche tecniche o le scelte di carattere estetico-storico non consentono la sostituzione dell’intero serramento. È di fondamentale importanza valutare la resistenza meccanica e lo stato di conservazione del telaio esistente per verificare la sua capacità di sostenere un nuovo vetro, tipicamente caratterizzato da un peso maggiore rispetto a quello storico.
- messa in opera sul lato interno delle ante mobili di una seconda anta vetrata: l’operazione consiste nell’inserimento di un secondo serramento ad elevata efficienza, montato direttamente all’interno della finestra originale storica, che agisce in modo simile a un doppio vetro. Con questa misura l’aspetto esterno della parte anteriore dell’edificio non verrà modificato, anche se la qualità termica e l’isolamento acustico dell’edificio potranno essere migliorate. L’intervento è indicato solo se non influenza il carattere dell’ambiente in cui è installato: ambienti interni di pregio possono essere compromessi dal montaggio di doppi vetri.
- messa in opera una seconda lastra di vetro sul lato interno dell’anta mobile con opportuni profili ferma-vetro: la misura prevede la messa in opera di un controvetro, fisso o apribile e removibile stagionalmente, nel vano murario esistente sul lato interno dell’anta mobile con opportuni profili ferma vetro. È in ogni modo un intervento che altera l’aspetto interno originario, anche se in maniera controllata.
- isolamento e tenuta all’aria del telaio: la misura prevede la sigillatura della giunzione tra vano finestra e telaio e l’inserimento di guarnizioni a tenuta all’aria tra telaio fisso e telaio mobile. È un tipo di operazione che più delle altre consente di mantenere invariate le caratteristiche estetiche originarie del serramento. È dunque la più idonea per il restauro conservativo di edifici storici di valore storico-artistico in caso di vincolo sulle aperture, ma, se necessario, deve essere abbinata ad operazioni sulle vetrature attraverso la loro sostituzione, l’applicazione di un controvetro o di pellicole trasparenti.
- applicazione al vetro di pellicole speciali isolanti o captanti: la misura prevede l’inserimento di pellicole basso-emissive per migliorare la resistenza termica del vetro e diminuire le dispersioni per trasmissione attraverso l’involucro trasparente. È un tipo di operazione che consente di mantenere invariate le caratteristiche estetiche originarie del serramento, poiché la pellicola è trasparente. È idonea per un restauro conservativo di edifici storici di valore storico-artistico, ma, se necessario, deve essere abbinata ad operazioni di tenuta all’aria del telaio.
- uso di schermature (interne o esterne) come isolanti e per la tenuta all’aria: in casi limite, in cui gli infissi sono elemento di pregio e quindi vincolati, e non sia possibile alcun intervento che ne modifichi l’aspetto e la consistenza, sarà auspicabile il recupero o l’integrazione di persiane esterne e/o interne per minimizzare la perdita di calore durante la notte e nelle ore in cui le camere sono inutilizzate, oltre a ridurre il guadagno solare indesiderato. I mezzi tradizionali per ridurre al minimo la perdita di calore, come ad esempio tende pesanti, sono ancora efficaci; alternative moderne includono tende isolanti e persiane interne riflettenti e/o isolanti.
Le linee guida, quindi, chiariscono in maniera puntuale come gli interventi sui serramenti possano contribuire all’efficientamento energetico degli edifici di pregio e/o vincolati e, al contempo, non presentano discriminazioni in termini di materiali, poiché attualmente qualsiasi scelta sotto quel profilo può portare a risultati esteticamente non distinguibili.
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