Depositata alla Camera una Proposta di Legge per ridefinire, aggiornandone i parametri, le zone climatiche in cui lo stato è suddiviso.
Il mondo dell’efficienza energetica in edilizia è governato da numerosi atti legislativi, alcuni dei quali hanno subito decisivi aggiornamenti in corrispondenza dell’ultima parte del 2025 (per approfondire clicca qui e qui). Essi richiamano quasi sempre un testo base della materia: il DPR 412/1993, ossia il Decreto che ha stabilito la divisione dello stato in zone climatiche, in funzione dei relativi gradi-giorno (clicca qui per consultarlo).
Nel 2026 tale documento compie 33 anni e i parametri in esso contenuti (mai aggiornati) necessitano di un aggiornamento, anche alla luce delle evoluzioni che si sono verificate dal 1993 a oggi.
Per far fronte a tale necessità è stata presentata alla Camera una proposta di legge dedicata all’argomento dal titolo Delega al Governo per la rideterminazione delle zone climatiche del territorio nazionale nonché disposizioni per la revisione delle norme regolamentari concernenti i requisiti di efficienza energetica al cui rispetto è condizionato il rilascio delle autorizzazioni e dei titoli edilizi (clicca qui per consultarla).
Il documento è stato depositato il 25 settembre 2025, per poi essere assegnato il 13 gennaio 2026 alle Commissioni Ambiente e Attività produttive.
La proposta di legge si pone l’obiettivo di ridefinire i parametri delle zone climatiche, di modo da renderle più aderenti alla situazione attuale. Oltre a questo effetto positivo in termini di logica, così facendo si otterrebbero dei vantaggi anche più concreti, in quanto vari Comuni vedrebbero passare la propria classificazione da una zona “più fredda” a una “più calda” con il conseguente abbassamento dei requisiti termici fissati dalla zonizzazione e, quindi, il calo dei costi degli interventi che devono risultare conformi a tali paletti prestazionali. Il testo stima che questa operazione porterebbe con sé rilevanti benefici economici collegati al calo dei costi degli interventi, che nel caso della coibentazione dell’involucro (e, quindi, dei serramenti) potrebbero aggirarsi sul 15 % grazie alla riduzione del fabbisogno termico invernale.
In estrema sintesi: meno consumi in ambito invernale derivanti dalla riduzione dei giorni di attivazione dei sistemi di riscaldamento e minori costi di ristrutturazione o di realizzazione di nuove costruzioni derivanti dalla necessità di utilizzare sistemi (involucro e impianti) che, dovendo far fronte a temperature invernali meno sfidanti, necessitano di soluzioni meno prestazionali e, quindi, meno costose.
Per concludere, una considerazione: il ragionamento alla base della proposta risulta ampiamente condivisibile, anche se pare sbilanciato sulla stagionalità invernale. Infatti, pur sapendo che la disciplina dell’efficienza energetica in edilizia nel nostro paese nasce con lo scopo di contenere i consumi in stagione invernale, oggi una progettazione adeguata comporta di valutare altrettanto attentamente il tema dei consumi estivi, legati ai costi di condizionamento e alle caratteristiche che l’involucro opaco e trasparente deve presentare al fine di impedire il surriscaldamento degli ambienti interni. Tale aspetto non pare essere stato posto in evidenza all’interno della Delega al Governo.
In ogni caso monitoreremo l’iter del documento e vi terremo aggiornati!
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